Visualizzazione post con etichetta Abruzzo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Abruzzo. Mostra tutti i post

sabato 24 febbraio 2018

Week End: Abruzzo, la Valle del Sagittario


Nella Valle del Sagittario, tra laghi turchesi, canyon senza fondo e villaggi panoramici.


Il panoramico percorso dell’Autostrada dei Parchi, la A25 che unisce Roma a Pescara, si snoda tra le spettacolari montagne abruzzesi costeggiando località di affermato interesse turistico.  
Se lasciamo l’autovia al casello di Cocullo e prendiamo la Strada Regionale 479 Sannite, ci immettiamo in un tortuoso percorso che attraversa la riserva naturale delle Gole del Sagittario, un territorio in parte ancora selvaggio che lambisce paesi come Anversa degli Abruzzi, Villalago e Scanno, tre piacevoli villaggi non a torto inseriti tra I Borghi più Belli d’Italia. 

Prima tappa della nostra vacanza è Anversa degli Abruzzi, una piccola cittadina posta su di un ampio sperone a 600 metri di altezza che domina lo sbocco delle gole scavate dal fiume Sagittario; grazie ad una comoda area di sosta, Anversa costituisce un felice campo base per esplorare il circondario a bordo di scooter o di biciclette, evitando di utilizzare il mezzo nelle anguste curve che caratterizzano la strada verso Scanno che da qui dista solo 15 km.
Il piccolo abitato racconta di un centro storico raccolto attorno alla piazza principale dove troneggia la Chiesa di S. Maria delle Grazie (sec. XVI) con il portale rinascimentale in pietra calcarea datato 1540 e un tipico rosone del 1585, recante lo stemma dei Sangro e di Anversa, con le serpi attorcigliate alle asticelle del compasso.
Ai margini dell’unica strada che attraversa il borgo, partono erte vie che conducono ai resti del castello normanno-aragonese del XII sec., ormai ridotto a una torre semi diroccata, dove nel 1905 Gabriele D'Annunzio ambientò la sua tragedia “La fiaccola sotto il moggio”. 


La parte inferiore del paese invece è un susseguirsi di vicoli e sottopassaggi che guardano l´oasi del Sagittario e il borgo di Castrovalva.

Altro punto d’interesse, a poca distanza dall’area di sosta, è il centro visite della Riserva Naturale delle Gole del Sagittario, Oasi WWF dal 1991, dove prendere informazioni sui sentieri che conducono alla scoperta del territorio (www.wwf.it/oasi/abruzzo/gole_del_sagittario/). Uno di questi conduce alle Sorgenti del Cavuto, dove ha origine il fiume Sagittario, un’escursione dove osservare alcune piante rare come il Fiordaliso del Sagittario, presente solo all’interno delle Gole.





In cima a uno stretto crinale roccioso, tenacemente abbarbicato come se temesse di cadere da un momento all’altro, troviamo il borgo medievale fortificato di Castrovalva, raggiungibile dalla strada di fondo valle (scarsi, se non nulli, gli spazi per far sostare un camper) o, per i più allenati, attraverso il sentiero 19 che parte dalla citata oasi del WWF di Anversa.
Immortalato nel 1930 dall'artista olandese Maurits Cornelis Escher in una celebre litografia, Castrovalva è un minuscolo agglomerato di case cui si accede attraverso una porta ogivale: pochi passi nel silenzio dei suoi vicoli, due chiesette, la parrocchiale di S. Maria della Neve (XVI sec.) e quella di S. Michele Arcangelo, risalente al XII sec., una bibita nell’unico bar della piazzetta e ovviamente la visione dello spettacolare panorama che spazia sulle gole, su Anversa e sulle montagne circostanti.

 


Superando grezze gallerie scavate nella roccia, si percorre la strada che sovrasta le Gole del Sagittario e si raggiunge una diga artificiale dal cui sbarramento nasce il Lago di San Domenico, dalle acque color turchese, limpide e trasparenti. Al termine di un ponte percorribile solo a piedi, (sosta camper molto difficile a bordo strada) si trova l’eremo-santuario di San Domenico, secondo la tradizione scavato nella roccia dallo stesso santo attorno all'anno 1000. Poco oltre, una spiaggetta, meta di gitanti estivi e pescatori di trote.
   

Sopra l’invaso artificiale, Villalago appare all'improvviso, in alto su un ripido contrafforte, a 930 m. di altezza. Arrivando al borgo, si accede alla parte vecchia tramite una lunga scalinata, dove s’incontra la Chiesa Parrocchiale, di stile Romanico – Abruzzese con un dipinto in tela del 1521; più in alto, si giunge alla Porticella, antico accesso dell’abitato, e il vecchio Municipio della seconda metà del 1800. La Chiesa di San Giovanni Battista ha un campanile trasformato in torre civica e dotata di orologio nel 1887.

Più si sale, più le stradine si rimpiccioliscono, le scalinate diventano più erte e si respira quell’aria antica protetti dal Torrione, prigione e punto di vedetta sin dall'epoca dell'occupazione longobarda.
Ai margini bassi dell’abitato, troviamo il piccolo Lago Pio, un luogo piacevole naturale dove consumare un panino all’ombra della vegetazione. Parcheggio in via Roma (GPS: 41.93474,13.83848)

Ormai la strada è più tranquilla e s’incontrano le sponde del Lago di Scanno, bacino formatosi in epoca post-glaciale per una frana scesa dal Monte Genzana, che ha sbarrato il corso del fiume Tasso. Le sponde del lago sono percorribili e si trovano spiagge libere e attrezzate, dove trascorrere una giornata in riposo. Ci sono diversi parcheggi e un’area di sosta, in genere molto affollata nei mesi estivi, a ridosso della spiaggia di Villalago. Andando verso Scanno, col camper è preferibile percorrere la sponda destra, poiché in quella opposta la strada passa sotto un arco di limitata altezza.
Il paese, più in alto rispetto al bacino (parcheggio a ridosso della funivia, GPS: 41.900361, 13.877975), è uno dei più celebri e celebrati centri storici dell'Abruzzo e di certo il più fotografato. Scanno, infatti, è nota come la Città dei Fotografi, grazie a numerosi scatti d’autore (Henri Cartier-Bresson, Mario Giacomelli e molti altri) che qui hanno saputo cogliere scorci di rara bellezza e scenari di vita reale.
La statua della "Donna Scannese", omaggio al tipico capo d’abbigliamento locale (www.scanno.org/costume_femminile_scanno.htm) introduce il turista tra i vicoli del borgo alla scoperta di chiese e palazzetti nobiliari, retaggio neanche troppo remoto della fortuna di questo paese legata all´aristocrazia terriera, la cui disponibilità economica portava le famiglie a primeggiare attraverso la costruzione di imponenti palazzi, arricchiti e decorati con gli elementi architettonici più vari come portali, colonne, archi, cornicioni, lesene, angeli, putti, balconi, trifore...
Anche se il tempo ha lasciato i suoi segni, è piacevole girare tra i vicoli alla ricerca di un particolare curioso, uno stemma, un’edicola sacra, un mascherone da osservare, ammirare e fotografare.
E tra chiesette, portali e fontane capiterà d’incontrare qualche vecchina che seduta dinanzi al proprio uscio lavora con sapiente maestria un centrino, una tovaglia o una copertina, ricordi di una generazione ormai passata, superba tradizione di un mondo antico ma non per questo meno interessante. 

 




Soste
Anversa degli Abruzzi. 
Area sosta camper "Gole del Sagittario". Dieci piazzole, corrente, servizi igienici, docce calde, lavabi stoviglie/panni, due vani con wc e lavandino. Pozzetto Wc Wash esterno. L'accesso all'area è tramite una strada abbastanza stretta, ma dal traffico scarso. A pagamento. GPS: 41.99995,13.80946. 
Informazioni: R.Q.H.F.D. - Ricci Quarter Horse Fattoria Didattica, tel. 0864.49467, Gianni Ricci 329.4303261, Patrizia Ricci 329.7475623. http://www.fattoriadidatticaricci.it/

Villalago
-Area comunale di sosta a pochi metri dal lago, sulla sponda destra per chi proviene da Anversa, poco prima del campeggio: circa 30 posti, asfaltato, in pendenza, pozzetto artigianale. GPS: 41.9222-13.85594




-Camping "I Lupi", Riviera di Villalago - Lago di Scanno, Villalago.  A pochi metri dal lago. GPS: 41.92037,13.85885. Informazioni: telefono 0864.740625, Email: campingilupi@libero.it, www.campingilupi.it/

Scanno
Nei pressi dei Prati del Lago, parcheggio a pagamento, anche sosta notturna. GPS: 41.91636,13.87461

(agosto 2015)

Week End: I Trabocchi d'Abruzzo


Alla scoperta dei Trabocchi, lungo la costa adriatica, per conoscere questi antichi presidi di pesca, un originale modo di pescare senza bagnarsi i piedi.



Esiste un tratto della costa abruzzese compreso tra Ortona e Vasto, caratterizzato dalla presenza di particolari costruzioni in legno simili a palafitte che partono dalla riva e si protendono verso il mare.
Sono i trabocchi, piattaforme distese sul mare ancorate alla roccia da grossi tronchi, dalle quali si allungano sospesi sull'acqua, lunghi bracci che sostengono una grande rete da pesca che, opportunamente manovrata, viene calata in mare.
         
Manufatti dall'antica origine, il trabocco era la maniera di pescare senza usare un’imbarcazione, rimanendo ancorati alla solida terra, quasi un giusto compromesso tra l’anima montanara e quella marinara del popolo abruzzese.
Visibili dalla statale 16 Adriatica, queste straordinarie costruzioni oggi non svolgono più l’antica funzione, ma sono diventati ristoranti o edifici privati. Rimane comunque alto il fascino di andarli a scoprire, specialmente in questa stagione quando lo scarso affollamento consente di parcheggiare il camper senza grossi problemi e raggiungere il trabocco passeggiando lungo il vecchio tracciato della ferrovia che in diversi punti costituisce un panoramico sentiero a pochi metri dal mare. Un sentiero che potrebbe benissimo diventare un lungo percorso ciclo-pedonale seguendo il tema di queste macchine da pesca. Probabilmente in altri paesi, sarebbe già una ghiotta offerta al turista…

Per avere un primo colpo d’occhio sulla costa, conviene salire nella parte alta di San Vito Chietino per affacciarsi al belvedere “Guglielmo Marconi” una terrazza panoramica di eccezionale bellezza (sosta in paese non agevole).
Scesi alla marina i posti per sostare non mancano (attenzione a eventuali divieti) e si può iniziare l’esplorazione dei trabucchi, bilancioni o travocchi, che dir si voglia.


Qui sul molo ne troviamo subito due, il Trabocco San Giacomo e il Nicola Veri (Vento di Scirocco). Facilmente raggiungibili, sarà una ghiotta occasione per osservare da vicino questo intreccio di tavole, tronchi, funi, cavi e tiranti.

Volgendo lo sguardo verso sud, si vede subito il Trabocco Punta Fornace, che si raggiunge camminando lungo l’acciottolato che costeggia la vecchia stazione. Il Punta Fornace, situato vicino alla spiaggia libera Rocco Mancini, deve il suo nome alla presenza di una fornace di mattoni nel gruppo di case retrostanti, oggi inutilizzata.


Raggiungibile risalendo per un breve tratto sulla statale, troviamo il Turchino posto su una piccola sporgenza della costa denominata appunto Capo Turchino. Di proprietà del comune di San Vito, edificato nel 1871 e da poco restaurato, è completamente realizzato su palizzate di legno senza fondazioni ma fissate con cavi o agganciate alla roccia. Una passerella di legno conduce dalla riva al casotto di pesca e alla piattaforma dalla quale un tempo, attraverso un complesso sistema di tiranti e bilancieri, era possibile immergere e ritirare le reti da pesca. Questo edificio è quello raccontato da D'Annunzio nel suo "Trionfo della morte", descritto come “…una strana macchina da pesca, tutta composta di tavole e travi, simile a un ragno colossale..."

 

Ritornati al camper, percorriamo pochi km e deviamo per la stradina a senso unico che conduce al Promontorio Dannunziano, una collinetta a picco sul mare legata ai trascorsi del vate in questi luoghi. A poca distanza da qui, infatti, si trova l’Eremo Dannunziano, una villetta dove il poeta trascorse insieme alla sua amante Barbara Leoni, l’estate del 1899. (Info: www.eremodannunziano.altervista.org)

Torniamo sulla SS16 per fermarci in Contrada Vallevò (comune di Rocca san Giovanni); scendiamo sulla spiaggia e troviamo il Trabocco Sasso della Cajana (verso sud) e Trabocco Punta Tufano (verso nord).

 
Anche questi sono facilmente avvicinabili e possono essere osservati e fotografati senza problemi. Le piccole imbarcazioni da pesca, i ristorantini con veranda sul mare, fanno da contorno ai due trabocchi osservati e protetti dal Cristo degli Abissi, una copia della statua di bronzo scolpita nel 1994 dallo scultore Vito Pancella, il cui originale fu inabissato nel 1995 nelle acque antistati la piccola baia. Il Punta Tufano vanta una storia antichissima poiché si dice sia stato costruito la prima volta agli inizi del 1700 da quattro fratelli giunti dalla Francia con le famiglie. I discendenti che assunsero il cognome Verì, sono ancora gli attuali proprietari del manufatto che in questi lunghi secoli è stato più volte distrutto, ricostruito e addirittura spostato in Toscana dove la famiglia emigrò a metà del secolo scorso. Edificato nel 1962 di nuovo in Abruzzo, il casone da pesca fu distrutto da una tempesta fino al 2006 quando Rinaldo Verì edifica un nuovo trabocco praticamente dal nulla, quello che vediamo ancora oggi protendersi fiero verso il mare dagli scogli di Punta Tufano.


Di nuovo in marcia, cerchiamo le indicazioni per il ristorante Punta Cavalluccio; qui, con un po’ di fortuna sistemeremo il mezzo lungo la strada o tentiamo l’erta discesa verso il parcheggio del ristorante. Tutto questo sforzo per andare a osservare altri due monumenti: il Punta Punciosa, che si trova di fronte il ristorante citato, mentre percorrendo uno sterrato verso nord, si arriva al Trabocco di Punta Cavalluccio, ancora gestito da una storica famiglia di traboccanti e pescatori. In questi mesi, diversi di questi manufatti sono in fase di restauro e tirati a lucido in attesa della bella stagione. Un’opportunità per chiedere di osservare da vicino le ardite strutture che sembrano appoggiarsi una sull’altra senza apparente stabilità, ma, nel frattempo, solide e forti.



Giunti alla rotonda di Fossacesia, ci concediamo una pausa e saliamo verso la stupenda Abbazia di San Giovanni in Venere, alta e panoramica su di un colle da cui domina la costa adriatica. Edificata dai monaci benedettini tra il VI e VII secolo sui resti di un antico tempio pagano dedicato a Venere, la costruzione attuale è dovuta all'abate Oderisio II (1155-1204), sepolto nel sarcofago murato sulla facciata principale.

Bellissimo il monumentale prospetto contornato da bassorilievi di marmo bianco che narrano le vicende della vita del Battista, mentre l'interno offre il meglio di se nella cripta suddivisa da colonne appartenenti all'antico tempio di Venere. Nei catini delle absidi troviamo interessanti affreschi murali di elevata qualità. Interessante è anche il chiostro formato da una galleria di ventinove trifore scandite da sessantotto colonnine senza base con i capitelli variamente decorati.

Non distante da qui troviamo Rocca San Giovanni, località censita tra i Borghi più Belli d’Italia, con l’elegante Piazza degli Eroi, salotto del paese sul quale insistono il complesso parrocchiale di San Matteo Apostolo, l’attigua torre campanaria del XIII secolo a pietra viva e il Palazzo municipale. Si narra che la piazza fu progettata nel 1862 demolendo le antiche abitazioni e costruendo il Palazzo municipale più alto della Chiesa parrocchiale per indicare la superiorità del potere civile su quello religioso. Ampio parcheggio a pochi passi dal centro (GPS: 42.25120,14.46431).


Tornati sulla costa, un vasto slargo in terra a Fossacesia Marina, ci permette di fermare il nostro mezzo a pochi metri dal Trabocco di Punta Rocciosa, condizione che ci permette di aspettare qui il buio per ammirare il bilancione all’imbrunire quando le luci iniziano a scemare e si catturano immagini delicate ed emozionanti.

Facciamo un po’ di strada per arrivare fino alle porte di Vasto e fare una bella passeggiata nell’Oasi di Punta Aderci, una vasta area che corre dalla spiaggia di Punta Penna (a nord del porto di Vasto) alle foci del fiume Sinello, nel comune di Casalbordino.

Percorrendo una lunga scala, dal parcheggio si scende verso la spiaggia; sulla destra troviamo gli uffici informativi del parco e lungo il molo altri due trabocchi.

Verso sinistra, invece, un susseguirsi di spiagge, ciottoli, falesie e scogliere, paesaggi agricoli e macchia mediterranea. Le dune e l’ambiente fluviale si prestano bene al birdwatching poiché qui svernano e sostano aironi, svassi, cormorani e altri uccelli di palude. In acqua, infine, non è raro osservare i delfini.

     

Fra maggio e settembre, troviamo aperto anche un campeggio natura a pochi metri dalla falesia. Un’ottima scusa per rilassarsi in tranquillità, gustare “lu vrudatte”, un buon piatto di brodetto alla vastese, e rimettere in ordine le tante fotografie che abbiamo scattato a queste particolari strutture che rispondono al nome di trabocchi, una tipicità di queste coste che rendono questo territorio ancora più unico e piacevole da visitare.


Sosta
Si segnalano le possibilità di sosta incontrate nel viaggio, verificando in loco la presenza di eventuali divieti stagionali. 

San Vito Chietino: 
Parcheggio della vecchia ferrovia (GPS: 42.30823,14.44681) o nei pressi del Trabocco Punta Fornace (GPS: 42.30433,14.45211)

Fossacesia Marina: 
Parcheggio nei pressi del Trabocco Punta Rocciosa (GPS: 42.25530,14.50515)
Area camper Il Chioschetto. Via Lungomare Sud 168, apertura da marzo a ottobre (GPS: 42.24030,14.52993).

Abbazia di San Giovanni in Venere:
Parcheggio panoramico a pochi metri dall’Abbazia. Isolato, tranquillo. (GPS: 42.25332,14.49850)

Vasto:
Area attrezzata Camping Oasi Punta Aderci, Contrada Torre Sinello, tel. 347.6838873, www.oasipuntaderci.it, aperto da maggio a settembre. (GPS: 42.1815845,14.657066)

Parcheggi per i trabocchi

Trabocco San Giacomo e Vento di Scirocco, ampio. GPS: 42.30823,14.44681
Trabocco Punta Fornace. GPS: 42.30433,14.45211
Trabocco Punta Turchino. Slargo sulla statale a 200mt dall’accesso al trabocco. GPS: 42.2983379,14.4615801
Trabocco Sasso della Cajana e Punta Tufano. Parcheggi a pettine sulla statale. GPS 42.28620,14.48131
Trabocco di Punta Cavalluccio e Punta Punciosa. Parcheggio del ristorante, erta discesa, GPS: 42.26485,14.50047, o lungo la statale.
Trabocco di Punta Rocciosa, ampio parcheggio. GPS: 42.25530,14.50515
Punta Penne. Piccolo parcheggio versante sud del Parco. GPS: 42.17262,14.70135
Punta Aderci. Ampio parcheggio, GPS: 42.17432,14.69332. Parcheggio più piccolo raggiungibile tramite sterrato, GPS: 42.17816,14.68545

(Febbraio 2017)

venerdì 20 febbraio 2015

Andar per Borghi: Civitella del Tronto (TE)

 Civitella del Tronto, un cucuzzolo sospeso tra mare e monti.



Situata nella Val Vibrata, il piccolo borgo, socio del Club dei borghi più belli d'Italia, si erge a circa 600 m s.l.m. su di una rupe rocciosa che guarda da un lato verso le spiagge di Tortoreto e Alba Adriatica e dall’altro l’austera sagoma del Monte Foltrone (1718 m s.l.m.) che insieme al vicino Monte Girella (1814 m s.l.m.) fanno parte del gruppo dei Monti della Laga.


Il paese è sovrastato dalla Fortezza, ultimo disperato baluardo dei Borbone di Napoli e del Regno delle Due Sicilie che resistette strenuamente fino all'ultimo e si arrese ai piemontesi addirittura dopo che fu proclamata l'Unità d'Italia.
La cittadella, una delle più imponenti opere di ingegneria militare mai realizzate in Italia, è caratterizzata da una forma ellittica con un’estensione di 25.000 mq, una lunghezza di oltre 500 m e una larghezza di 45 m; per forma e dimensioni può essere paragonata al Forte della Brunetta, costruito dai Piemontesi nei pressi della città di Susa o alla massiccia roccaforte di Hohensalzburg a Salisburgo. 
La roccaforte inizia ad avere una certa rilevanza militare dal 1564 da Filippo II d’Asburgo Re di Spagna, che, a seguito di un’eroica resistenza dei civitellesi contro le truppe francesi guidate dal Duca di Guisa, ordinò la costruzione della Fortezza; in seguito nel 1734 passò ai Borboni che operarono importanti modifiche alla struttura militare e si opposero valorosamente all'assedio dei francesi nel 1806 e a quello dei piemontesi del 1860/61.
Dopo il 1861 la Fortezza fu lasciata in abbandono, depredata e demolita dagli stessi abitanti di Civitella del Tronto.
Oggi la sua struttura è visitabile e si passeggia attraverso le vaste piazze d'armi, le cisterne, i lunghi camminamenti di ronda, i resti del Palazzo del Governatore, la Chiesa di San Giacomo e le caserme dei soldati.


Spettacolare è il panorama che da qui si osserva verso le vicine montagne della Laga, verso i lidi adriatici, ma – soprattutto – suggestivo e scenografico è il colpo d’occhio sui tetti sottostanti con le singolari case-forti, una arroccata all’altra a costituire un impenetrabile sistema difensivo.
All'interno della Fortezza è visitabile il Museo delle Armi, dove sono conservate armi antiche come schioppi a miccia del XV secolo, pistole a pietra focaia, un cannone da campagna napoleonico e dei piccoli cannoni detti "falconetti" da marina.



Al centro storico si accede da Porta Napoli, unica sopravvissuta delle tre porte antiche, e si arriva in Piazza Filippi Pepe, fulcro della vita cittadina dall'ampia terrazza panoramica.
Il borgo si presenta ben curato con le vie che corrono parallele, intersecate dai vicoli che salgono verso la Rocca. Questi passaggi sono spesso molto stretti e ripidi, poiché originariamente progettati per incanalare gli assalitori in strettoie in modo da sorprenderli alle spalle.
Una di queste viuzze, è la Ruetta - che consente il passaggio a una persona per volta – vicolo dichiarato come “la via più stretta d’Italia”.

 

Per la sosta è disponibile un ampio parcheggio in Via Sandro Pertini, di fronte la stazione dei Carabinieri e poco distante dall’ingresso alla parte storica del borgo. GPS: 42.77375,13.66994